Basta fare sempre le solite cose il25 Aprile, o per il ponte del primo maggio: perché non cimentarti in un divertente tour in quad nello splendido scenario di Taormina, dell’Etna, o di Agrigento? Un’esperienza senza dubbio adrenalinica che renderà il giorno della liberazione davvero indimenticabile, per te e i tuoi amici o la tua famiglia.
Dai un’occhiata alle nostre proposte e lasciati ispirare:
1.Taormina
(C) lindaontherun
Situata sul Monte Tauro, l’antica Tauromenion oggi Taormina è meta ideale non solo per gli shopping lovers ma anche per i #foodlovers!
Prendi parte ad una lezione sullo Street Food siciliano in un ristorante che si appoggia alle antiche mura greco-romane che cingevano l’antica cittadella di Taormina. Scegli la Cooking class: Arancino o Cannolo? A seconda della pietanza scelta, il nostro chef ti accompagnerà e insegnerà come preparare il tuo piatto preferito che imparerai in soli 90 minuti!
Al termine dell’esperienza culinaria, avrai anche il tempo di passeggiare lungo il Corso Umberto, la via dello Shopping e perché no, recarti anche presso un tipico bar cafè per degustare il celebre vino alle mandorle di Castelmola!
2. Valle dell’Alcantara
Scopri la Valle dell’Alcantara, un canyon naturale di acqua di montagna che nasce sui monti Nebrodi, nei pressi di Floresta (a 1200 m. di altitudine) e si snoda lungo il pittoresco vallone boscoso dell’Etna nei pressi di Randazzo, per sfociare poi nei pressi di Calatabiano. Il Canyon dell’Alcantara si compone da enormi massi geometrici di antiche colate laviche, dette “a prisma“, scegli il tour in quad pranzo e piscina inclusi!
Se ti trovi nell’agrigentino invece, ti consigliamo di provare l’esperienza in Quad con partenza da Ribera, alla scoperta di castelli, canyon e guadi fluviali. Durante il tour farete una sosta presso un rinomato ristorante locale che include il menu degustazione inclusi bevande e caffè, per poi proseguire tra sentieri natura e paesaggi brulli e bucolici per giungere in località “Monte di Sara”.
Un’altra alternativa non meno importante è senza dubbio l’invito a non lasciare la Sicilia senza aver visto l’Etna, il vulcano attivo più alto d’Europa, UNESCO dal 2013!
Grazie alle nostre guide esperte, vivrai emozioni uniche e senza eguali come sul pianeta Marte... Correre in discesa su immensi sabbioni lavici, o ascendere la cresta del vulcano in piena sicurezza, ammirare antiche colate laviche ed effimeri crateri ancora fumanti… questa sì che è un’esperienza TOP!
Secondo la mitologia siciliana, il culto greco e siceliota (greci di Sicilia), racconta come Demetra o Cibele, figlia di Crono e Rea, veniva celebrata come la Grande Madre, la divinità della natura, dell’agricoltura, e delle messi. Dall’unione con Zeus, nasce Kore (fanciulla) e insieme alla madre Demetra sono protagoniste del famoso mito delle 4 stagioni. Nella mitologia romana invece,la stessa divinità prende il nome di Cerere.
Il mito racconta…
(C) Fai – Lago di Pergusa (EN)
Un giorno nei pressi del lago di Pergusa in provincia di Enna, un gruppo di ninfe stava raccogliendo fiori per ghirlande. Kore che era la ninfa più luminosa e bella, venne rapita dal perfido Ade, il dio degli inferi che se ne innamorò. Da qui il celebre “Ratto di Proserpina o Persefone”.
Demetra, la madre della fanciulla Kore, inizia a cercare la figlia in lungo e in largo per giorni, e giorni senza trovarla. Così quando incontra il messaggero degli dei Hermes, che le racconta l’accaduto, la furia della dea provoca l’inverno, bloccando la crescita dei raccolti, causando sulla terra il freddo, il gelo e la neve. Questo causa la povertà degli uomini che impoveriti non poterono più offrire sacrifici agli dei, così Zeus, avendo cercato invano di calmare Demetra, ordinò ad Ade di riportare la fanciulla sulla terra.
La fanciulla Kore che nel regno di Ade aveva mangiato il melograno simbolo degli inferi, diventa regina dell’oltretomba e prende il nome di Persefone (in greco) o Proserpina per i romani.
(C) Wikipedia – G. Rossetti 1874
Il mito delle 4 stagioni
Fortunatamente Kore, aveva mangiato solo 6 semi, e così facendo Zeus ordinò alla fanciulla di poter vivere 6 mesi sulla terra con la madre Demetra, che per la gioia ogni anno ci regala fiori, frutti, clima caldo e mite con la Primavera e l’Estate, e 6 mesi nell’oltretomba con Ade, ovvero in Autunno e in Inverno.
Si chiama “Rusulia” ed è al primo posto tra i murales dello Street Art Cities del 2024
(C) Balarm
Dove si trova il murales?
Per andare a vedere il murales di “Rusulia“, bisogna andare al quartiere dello Sperone di Palermo, l’opera dell’artista palermitanoIgor Scalisi Palminteri è situata al civico 48 tra via Sacco e via Vanzetti.
Ma cosa rappresenta il murales?
Il simbolo del murales della Santuzza è quello della libertà femminile e della ribellione agli stereotipi sociali, in un quartiere popolare che ha scelto con fierezza di valorizzare il territorio contro il degrado per una rinascita collettiva.
Appuntamenti:
Non perdete l’appuntamento il prossimo Mercoledì 11 febbraio alle ore 17 dove è previsto un momento di condivisione davanti il murales.
L’odierno quartiere di Palermo, prende il nome dall’antica “usanza dello Sperone“, una piramide di pietra localizzata al centro della piazza dove venivano appesi i corpi dei malfattori giustiziati, ciò serviva da monito per eventuali altri malintenzionati. Fortunatamente la piramide cessò di esistere con il vicerè Caramanico nel 1787. Successivamente, e fino al secondo dopo guerra, il quartiere divenne area balneare con l’installazione dei primissimi stabilimenti e una rete tramviaria. Solo a partire dagli anni ’60,’70 e ’80 il quartiere diventa centro di un’intensa attività di edilizia popolare fino ad oggi.
e il complesso rupestre dei Santoni nell’antica Akrai a due passi da Siracusa
(C) www.lasicilia.it
Oggi parliamo dell’antichissimo Santuario rupestre dei “Santoni” a Palazzolo Acreide, in provincia di Siracusa.
Un sito che possiamo definire UNICUM in Sicilia, analogo solo ai siti dell’Anatolia e dove un tempo si celebrava il culto pagano della dea Cibele “la grande madre degli dei”, databile all’epoca ellenistica IV-III secolo a.C., figura vicina alla dea greca Cerere.
Chi era e cosa rappresentava la dea Cibele?
Il complesso si snoda sul colle Orbo con 12 nicchie scavate nella roccia, di cui solo in 10 è raffigurata la dea Cibele seduta in trono con il “modio” sul capo, mentre nelle altre 2 sono raffigurati: Hermes, Attis, i Dioscuri, Hecate, i Galli e i Coribanti.
Attualmente il sito dei Santoni è chiuso al pubblico per ristrutturazione, ed è presente nella lista “Luoghi del cuore FAI”. Solo in rare occasioni e appuntamenti organizzati, viene aperto il sito e gli aggiornamenti vengono comunicati dal parco archeologico ogni mese.
Noi vi consigliamo prenotare in anticipo una guida turistica autorizzata per conoscere la storia sui culti pagani dedicati alla dea Cibele, visitare l’area archeologica di Akrai, e perchè no, anche l’odierna Palazzolo Acreide che merita tantissimo!
Visita Piazza Armerina e dintorni. Una mini guida redatta per i viaggiatori fai da te ricca di dettagli nascosti!
(C) Pixabay
La Villa Romana del Casale si trova a Piazza Armerina (EN), ed è senza dubbio l’attrazione principale della città ed uno dei luoghi più importanti di tutta la Sicilia.
Secondo lo studio e gli scavi effettuati durante gli anni ’50 del novecento, si puo’ datare la Villa Romana del Casale dal 320 al 370, quindi IV secolo a.C. La Villa Romana del Casale, è formata da 60 stanze e 3.500 metri quadrati di pavimenti mosaicati ed è Patrimonio dell’UNESCO dal 1997.
Sai che è proprio qui che si trova il celebre mosaico delle “Ragazze in Bikini”?
La sua scoperta è avvenuta grazie al duro lavoro dell’archeologo Gino Vinicio Gentili che da quel momento, si riuscì a portare alla luce tutta la superficie. La Villa Romana del Casale, era un centro di un importante latifondo romano in Sicilia, con funzione amministrativa, residenziale e di rappresentanza.
Ma chi era il proprietario della Villa Romana del Casale?
Ad oggi, non si è ancora riusciti a risalire al proprietario, ma ci sono delle ipotesi e quella più accreditata, è che pare che la Villa Romana del Casale sia appartenuta ad un alto esponente dell’aristocrazia senatoria romana, forse un Praefectus Urbi (un responsabile dell’ordine pubblico romano).
(C) https://www.villaromanadelcasale.it/
La Villa Romana del Casale è formata da 4 nuclei differenti:
un ingresso monumentale per indicare il Ricevimento ufficiale.
la Villa vera e propria, con le sue stanze ricche di mosaici ed il peristilio, per indicare l’Amministrazione, le sale da banchetto non ufficiali e le aule di culto, e le unità abitative con locali di servizio collegati, Aree di passaggio e di servizio.
una trichora
un complesso termale.
Cosa raccontano i mosaici? Perché vi sono raffigurati animali selvatici ed esotici?
I mosaici della Villa Romana del Casale, testimoniano la cattura e successivamente il trasporto di animali selvatici esotici che dall’oriente come in Africa, in Asia o in India (vedi la “Grande Caccia”, la cattura dei rinoceronti unicorno tipici dell’India), venivano trasportati passando dalla Sicilia fino a Roma per i giochi negli anfiteatri dell’impero romano. Ma, nessun animale veniva ucciso e i cacciatori usavano le armi solo per difendersi.
La prima apparizione del Cirneco dell’Etna!
Una particolarità, nella rappresentazione della Grande Caccia, troviamo per la prima volta la razza canina siciliana del Cirneco dell’Etna, e tu lo sapevi?
La “svastica” nei mosaici della Villa Romana del Casale:
(C) Sicilying
Molte svastiche sono presenti come elementi decorativi alla Villa Romana del Casale, ma non c’è da preoccuparsi! Mentre oggi questo simbolo è visto di cattivo occhio, dovete sapere che in tutti i luoghi un tempo colonie romane, come anche ad Aquileia in Friuli Venezia Giulia, il simbolo della “svastica” rappresentava buon auspicio, augurio!
Scopri la bellezza della Sicilia attraverso queste straordinarie location e preparati a rimanere incantato.
Resta aggiornato su tutte le nostre esperienze seguendoci sui nostri canali social e se hai bisogno di ulteriori informazioni o hai domande, contattaci senza esitare!
La parola Solstizio viene dal latino “Solis statio” e significa arresto del Sole. Il Solstizio d’estate è il giorno in cui il sole raggiunge il punto più alto dall’equatore. Il Sole e il simbolo del fuoco, sono al centro di tutte le religioni delle antiche civiltà e rappresentano le divinità positive, contrapposte a quelle tenebrose e malvagie. Astronomi e sacerdoti, quindi, all’alba della civiltà, si identificano.
Non c’è da stupirsi se durante il Solstizio d’estate, vengono organizzati falò, danze, pellegrinaggi e cerchi di donne. Ciò è dovuto al fatto che i giorni che vanno dal 20 al 22 giugno rappresentano un periodomagico.
Il Solstizio d’Estate, segna l’inizio dell’estate ed è il giorno più lungo dell’anno. Il sole raggiunge la massima altezza nel cielo con il Tropico del Cancro, che si trova a circa 23,5 gradi di latitudine nord. Al di là di questa latitudine, durante il solstizio, il Sole non tramonta completamente e spesso si verificano notti brevi.
Ecco 7 luoghi dove andare in Sicilia durante il Solstizio d’Estate:
Paternò (CT) all’interno del Dongione o Torre Normanna, si può ammirare come l’ambiente diventa un orologio solare. Era questo il calendario agro-pastorale durante il regno di Federico II di Svevia nel 1221.
Motta d’Affermo (ME) e la Piramide del 38° parallelo. Qui con la Scultura monumentale di Mauro Staccioli (2010), ogni 2 anni viene celebrato il Rito della Luce per ringraziare la natura. Se anche tu vuoi partecipare non dimenticare il dress code, tutto total white!
Sito archeologico della Valle dei Templi (AG) dove al tramonto si ammira un’atmosfera unica e suggestiva, grazie ai raggi solari che illuminano i templi.
Teatro antico di Taormina (ME) dove anche durante il solstizio e soprattutto al tramonto, il teatro diventa palcoscenico di sfumature colorate.
Spiaggia di Cefalù (PA) all’alba, un luogo ideale per accogliere il solstizio d’estate.
Megaliti dell’Argimusco (ME), l’unico esempio di sito megalitico in Sicilia. Qui, un tempo venivano celebrati ritualidella vita–morte e dell’archeoastronomia studiando gli astri e i cicli delle stagioni. Un luogo sacro composto da Dolmen megaliti come quello della: Dea Madre partoriente, dell’Aquila, o della Dea Orante.
Alia (PA) nella Grotta della Gurfa. Qui i raggi di sole penetrando da un foro in sommità, producono un “effetto smaterializzante” della figura umana sottostante. Ciò regala sensazioni di una forte valenza antropologica, una sorta di Sacralità della luce.
“U Muzzuni”è una festa pagana che si svolge ad Alcara Li Fusi (ME) sui Nebrodi ogni anno il 24 Giugno. Nella festa sono presenti alcuni tratti distintivi di rituali sacri pagani risalenti ad antiche civiltà come quella ellenica per esempio. Durante la festa del “U Muzzuni” è celebrato il rito propiziatorio alla fertilità della terra, della natura, all’amore e alla giovinezza.
La festa in origine era celebrata durante ilSolstizio d’Estate, ogni anno il 21 giugno. In seguito, con l’avvento del Cristianesimo venne spostata al 24 Giugno, giorno dedicato a San Giovanni Battista, martire dalla testa mozzata come “U Muzzuni”. Da allora elementi pagani e cristiani si mescolano in questo rito che si ripete da secoli.
Che cos’è e cosa significa “U Muzzuni”?
“U Muzzuni” è una brocca mozzata, su cui ogni quartiere del paesino arroccato sulle montagne dei Nebrodi, Alcara Li Fusi (ME), dove viene inserito del grano mozzato a mo’ di rito propiziatorio sull’agricoltura, non solo, la brocca senza collo è avvolta da tutti gli ori preziosissimi e antichissimi degli abitanti che allestiscono gli altarini, attorniando il tutto con i “pizzari“: tipici tappeti tessuti con antichi telai in legno a pedale utilizzando ritagli di stoffa. Sull’altarino oltre alla brocca, vengono poggiati i piatti con i “Laureddi” : steli di grano fatto germogliare al buio, spighe ed umili oggetti del mondo contadino, fiori come lavanda e garofani. La più piccola ragazza di quartiere che simboleggia l’antica sacerdotessa pagana, ha il compito di prendere “U Muzzuni” e poggiarlo sull’altarino allestito. I paesani offrono ai visitatori del buon vino e prodotti tipici locali poveri.
Un tempo“U Muzzuni” si preparava in tutta la Sicilia, tant’è vero che l’antropologo Giuseppe Pitrè ne testimonia la presenza anche a Caccamo. Purtroppo con il passare del tempo, la tradizione è rimasta solo ad Alcara Li Fusi, una città che rimanda le sue origini a Patrone, venuto in Sicilia con Enea dopo la Guerra di Troia ( XII sec. A.C.), stabilendosi in un luogo ricco di sorgenti d’acqua.
Qui, secondo la leggenda, fece costruire un castello da lui detto Turiano, attorno al quale ebbe origine il primo nucleo abitativo, che in seguito divenne Alcara.
Tali popoli veneravano divinità agresti qualiDemetra(Dea Madre della terra), Kore (divinità della vegetazione), Afrodite (Dea dell’amore), Adone (Dea della fertilità) e Dionisio (divinità dell’euforia), essi continuarono a mantenere i costumi e i culti della madrepatria “grecizzando” anche i territori colonizzati.
Scopri la bellezza della Sicilia attraverso questi straordinari luoghi e preparati a rimanere incantato.
Resta aggiornato su tutte le nostre esperienze, seguici sui nostri canali social e non esitare acontattarci per qualsiasi informazione!
La Sicilia è una terra ricca di miti e leggende ma soprattutto di luoghi che hanno ispirato la nascita di affascinanti vicende mitologiche: ciclopi, divinità greche e ninfe sono i protagonisti principali di questi racconti tramandati da secoli.
I 4 Miti e leggende Siciliane: ecco le storie più affascinanti
1. La leggenda delle teste di moro
I vasi in ceramica a forma di testa di moro sono così diffusi in Sicilia da essere divenuti uno dei simboli rappresentativi dell’isola. Vi siete mai chiesti come mai abbiano proprio questa forma?
Si narra che durante la dominazione araba nel 1100, a Palermo vivesse una bellissima fanciulla molto dedita alla cura delle piante del suo balcone. Un giorno sotto casa sua passò un moro (un arabo) e vedendola se ne innamorò perdutamente tanto da dichiararle il suo amore.
Lei rimase molto colpita e ricambiò subito il sentimento. Un giorno però la fanciulla venne a sapere che il moro sarebbe presto tornato in Oriente dove lo attendevano altre mogli e figli, e così sentendosi tradita, durante la notte gli tagliò la testa per la gelosia e la mise dentro un vaso di rigoglioso basilico. Infine lo mise in bella mostra fuori sul balcone e tutti gli abitanti del quartiere, presi dall’ invidia, si fecero costruire dei vasi di terracotta a forma di testa di moro.
Quella di Colapesce è una delle leggende siciliane più popolari e misteriose. In ogni città in cui la storia di Colapesce è arrivata, il racconto ha preso diverse versioni.
Tra Scilla e Cariddi e figlio di un umile pescatore, viveva un giovane chiamato Cola (Nicola), che amava così tanto nuotare che trascorreva intere giornate in mare. Un giorno la madre si infuriò così tanto per il suo ritardo nel tornare a casa che senza volerlo gli mandò una maledizione: Cola! Che tu possa diventare un pesce!In quel momento, Cola si trasformò in mezzo uomo e mezzo pesce, tanto che non tornò più sulla terra ferma e divenne un punto di riferimento per i pescatori che navigavano lo Stretto di Messina.
La notizia dell’esistenza di Colapesce giunse al Re Federico, il quale incuriosito, volle conoscerlo.
Per sfidarlo, il re gettò in mare una preziosa coppa d’oro tempestata di brillanti. Cola si gettò in acqua per recuperarla e riemerse poco dopo raccontando al re di aver visto caverne, montagne e valli e che la città era costruita su uno scoglio che poggiava a sua volta su 3 colonne; una sana, una scheggiata ed una rotta. Preso da entusiasmo il re volle metterlo alla prova ancora una volta, e gettò in mare un sacchetto pieno di monete d’oro, promettendogli che se fosse riemerse, avrebbe potuto sposare la figlia.
Colapesce si gettò in mare, ma non riaffiorò più dalle acque. Si dice che scendendo giù si accorse che una delle colonne stava per spezzarsi, così decise di rinunciare alla ricchezza e alla figlia del re e di sorreggere la colonna rotta.
Si dice che quando i dintorni di Messina tremano per via di terremoti, è perché è Colapesce che cambia mano per sorreggere la Sicilia.
Chiunque passando da Ortigia il centro storico di Siracusa avrà ammirato la bellezza della fontana Aretusa. Tra i miti e leggende Siciliane, quella di Alfeo e Aretusa è senza dubbio quella più romantica.
Aretusa era una ninfa conosciuta in tutta la Grecia per la sua bellezza e venne allevata fin dalla tenera età da Artemide, dea della caccia e delle fanciulle. Un giorno dopo una lunga corsa tra i boschi, Aretura decise di rinfrescarsi in un bellissimo corso d’acqua, si tolse le vesti e si concedette un bagno. Ad un tratto Aretusa sentì dei rumori e, spaventata, uscì dall’acqua ed iniziò a correre velocemente. Una voce però le intimò di fermarsi: era Alfeo, la divinità del corso d’acqua, rimasto colpito dalla sua bellezza.
Alfeo iniziò ad inseguirla e lei, non avendo più le forze per correre, chiese aiuto ad Artemide. Questa avvolse in una nuvola Aretusa e soffiò forte in direzione della Sicilia per metterla a riparo. Arrivata ad Ortigia, la nuvola iniziò a far cadere Aretusa che si trasformò in un sorgente d’acqua dolce. Alfeo, innamorato di Aretusa e volendola raggiungere, chiede aiuto al padre Oceano il quale aprì le acque dello Ionio permettendogli di raggiungere la Sicilia. Aretusa, convinta da tanto amore e insistenza, cedette alle richieste di Alfeo. Artemide, per suggellare il loro amore, scavò una caverna sotto la fonte, così da far correre per l’eternità le acque di Aretusa e Alfeo.
E’ un posto incantevole ancora oggi, auspicio di fecondità e felicità per le giovani coppie che ne toccano le acque dove scorre l’amore tra Alfeo e Aretusa.
Sono numerosi i miti e leggende siciliane soprattutto legate al vulcano Etna, tra queste, si racconta che un tempo il gigante Encelado, volendo togliere il potere a Giove, decise insieme ai suoi fratelli di raggiungere la dimora degli dei mettendo una sopra l’altra tutte le montagne più alte del mondo. Giove, irato per l’arroganza di Encelado, scagliò sui giganti un fulmine che infiammò tutto il cielo accecandoli. Encelado, sepolto dalla montagna, non riuscendo a spostarla, cominciò a sputare fiamme dal petto che salirono fino alla vetta dell’Etna. La sua rabbia non si è ancora placata ed ogni tanto scatena ancora la sua forza emettendo colate di lava.
Resta aggiornato su tutte le nostre esperienze seguendoci sui nostri canali social e se hai bisogno di ulteriori informazioni o hai domande, contattaci senza esitare!
Scopri la storia di Adrano, la cultura del Mendolito e il Ponte dei Saraceni
(C) wikipedia
Il Ponte dei Saraceni è un’antica struttura in pietra lavica locale, situata nel territorio di Adrano, in Sicilia. È uno dei più suggestivi esempi di architettura arabo-normanna che vi si trova oggi nella regione. Il ponte, venne costruito presumibilmente durante la civiltà romana e metteva in collegamento le due sponde del fiume Simeto. Il ponte ha una storia millenaria, infatti all’epoca costituiva una delle “vie frumentarie” per il trasporto del grano e del frumento che dal paese di Centuripe (dove vi si stanziarono i romani), si passava dal Ponte chiamato oggi dei Saraceni per arrivare ad Adrano e a Catania. Da qui nasce la dicitura “Sicilia, granaio di Roma“.
Oggi possiamo ammirare diverse epoche e stratificazioni nell’architettura.
Per esempio, il basamento su dove poggia il primo arco partendo da sinistra, risale al periodo romano, mentre, altre parti sono stati ricostruiti, a causa dei vari terremoti, crolli o a causa delle piene del fiume Simeto. L’ultima ricostruzione infatti risale al 1948.
Le sponde del fiume sono chiamate “Forre lavichedi Adrano“, e sono composte da alti costoni di basalto lavico, dove al suo interno scorre il fiume Simeto, questo per indicare l’antichissima colata lavica dell’Etna.
Ma allora perchè dei “Saraceni”?
Il ponte di Adrano si chiama così per via dello stile architettonico del chiaro-scuro, conosciuto come stile arabo-normanno. Il ponte subì il fascino di diversi viaggiatori del Grand Tour che lo riportarono in acquarelli ed incisioni varie, uno fra questi il francese Jean Houel che oltre a disegnare e a documentare l’acquedotto romano che da Centuripe arrivava a Catania, mette in mostra anche i costumi dell’epoca del ‘700. Queste pitture ed altri documenti sono raccolti al Museo dei viaggiatori in Sicilia di Palazzolo Acreide (SR).
Scopriamo insieme il Mendolito di Adrano
Le radici del paese di Adrano sono antichissime, le testimonianze raccolte e conservate presso il Museo Regionale ospite al Castello Medievale di Adrano, affondano nel periodo del Neolitico con il popolo dei Siculiprovenienti dalla costa jonica (X secolo a.C.), che si insediarono e fondarono la città sicula in contrada Mendolito, oggi terreno privato non visitabile.
Di questa città, quello che oggi vi rimane è una parte di cinta muraria in Via Catania con enormi pietre squadrate poggiate una sopra l’altra, senza malta a legarle, tipica costruzione siceliota (greci di Sicilia).
Rimangono le possenti pietre della sua monumentale porta di ingresso in pietra lavica dove fu rinvenuta una scritta in siculo, ancora oggi non decifrata e (conservata alMuseo P.Orsi di Siracusa). Altri ritrovamenti furono il famoso tesoro di bronzo, e in località Sciare Manganelli, si trova una necropoli con una tomba a pianta circolare di tipo forse micenea, al quale si accedeva attraverso un breve dromos (corridoio).
Alla fine del tour, perchè non sostare al paese montano di Ragalna in compagnia di un bel bicchiere di Vino dell’Etna? Ce n’è per tutti i gusti.. Le nostre uve autoctone nascono su terreno lavico, che come sapete è ricco di sali minerali e il terreno è permeabile, dunque la nostra uva rossa presenta due varietà di uva e gusto:
il Nerello Mascalese, più intenso, vario e ricco
il Nerello Cappuccio meno minerale, più acidulo/tannico del Nerello Mascalese.
Per quanto riguarda l’uva bianca, senza dubbio è da assaporare il Catarratto.
Scopri la bellezza della Sicilia attraverso queste straordinarie location e preparati a rimanere incantato.
Resta aggiornato su tutte le nostre esperienze seguendoci sui nostri canali social e se hai bisogno di ulteriori informazioni o hai domande, contattaci senza esitare!
Vacanze in Sicilia ed escursioni sull’Etna, due ingredienti perfetti dove il divertimento è assicurato!
Le gite sul vulcano non sono soltanto una delle esperienze più incredibili che si possano fare durante un tour di Sicilia orientale, ma sono anche un vero e proprio must delle vacanze sull’Isola più grande del Mediterraneo.
Vuoi provare la magia di ascendere un vulcano attivo?
Perfetto, con noi puoi e inoltre ce ne per tutti i gusti e per tutte le tasche, dall’hiking guidato fino alla quota massima consentita, al off road con il quad, all’orienteering per tutta la famiglia e tanto altro!
È forse l’esperienza più suggestiva. Avventurarsi fino ai crateri sommitali del vulcano attivo più alto d’Europa è un’emozione senza uguali. Per arrivare al rifugio Sapienza è necessario seguire le indicazioni fino a Nicolosi, la porta del versante Sud dell’Etna, e poi procedere lungo la strada provinciale (SP92) per arrivare a quella che i catanesi chiamano, da sempre, ‘a muntagna. Da lì si prende la funivia insieme alla guida vulcanologica e si prosegue a piedi fino a quota 3000 mt.
Dei tanti sentieri che si trovano sul vulcano, uno dei più caratteristici è sicuramente quello che riguarda un avvenimento storico di cruciale importanza per tutta la Sicilia orientale: l’eruzione del 1892. A 2000 m. s.l.m. con gli scarponi ai piedi e voglia di camminare, si scopre la colata lavica che ha dato origine ai Crateri Silvestri. Da lì è facile arrivare anche alla grotta del Cassone, uno degli esempi più straordinari di grotte di scorrimento lavico, caratteristica delle eruzioni dell’Etna.
Una mezza giornata tra terreno lavico, strada sterrata e incredibili sentieri naturalistici. I tour dell’Etnain quad partono dalle Gole dell’Alcantara e arrivano fino a circa 1850 metri, all’altezza della stazione sciistica di Piano Provenzana (Etna nord). Ma da là non si può solo sciare. Basta lasciare i quad e scegliere di andare a piedi per arrivare, dopo 1h30 di cammino, ai crateri nuovi di recente formazione dopo l’eruzione del 2002.
L’Etna è un parco naturalistico di grande fascino, e la Pista Altomontana – un sentiero in fase di rivalutazione – offre tutto quello che un cicloturista può desiderare. A 1700 metri di altitudine, si parte dal versante Sud-Ovest e si arriva al versante Nord-Est. In mezzo, un semicerchio da scoprire accompagnati da una guida o da soli. Il noleggio delle bici e il raggiungimento del punto di partenza del percorso sono inclusi nei nostri pacchetti.
E perché non pensare al relax in compagnia di un bel bicchiere di Vino dell’Etna? Ce n’è per tutti i palati.. Le nostre uve autoctone nascono su terreno lavico, che come sapete è ricco di sali minerali e il terreno è permeabile, dunque la nostra uva rossa presenta due varietà di uva e gusto:
il Nerello Mascalese, più intenso, vario e ricco
il Nerello Cappuccio, che a differenza, appare meno minerale, più acidulo/tannico.
Per quanto riguarda l’uva bianca, senza dubbio è da assaporare il Catarratto.
Scopri la bellezza della Sicilia attraverso queste straordinarie location e preparati a rimanere incantato.
Resta aggiornato su tutte le nostre esperienze seguendoci sui nostri canali social e se hai bisogno di ulteriori informazioni o hai domande, contattaci senza esitare!