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Autore: Carmelo Indelicato

gole dell'alcantara escursioni

Il fiume Alcantara

Con l’istituzione nel 2001 del Parco Fluviale, il primo del genere in Sicilia, il fiume Alcantara è diventato, grazie ai particolarissimi aspetti geologici, uno dei luoghi più visitati da italiani e stranieri.

Il fiume nasce dai Nebrodi e sfocia poco distante da Taormina, precisamente a Naxos; è lungo circa 50 km e segna il confine tra le province di Catania e Messina. L’Alcantara si caratterizza per le sue acque fredde anche in estate, ma è famoso soprattutto per le sue ‘gole’ che ricadono nella provincia di Messina.

Ma il fiume non è importante solo gole ma anche per i tratti del suo corso che scorrono immersi nel verde di una ricca vegetazione composta da numerose specie di salici, platani e ontani, oltre che da molte piante acquatiche. Nelle sue acque vivono molti tipi di pesci come la trota, la carpa, la tinca e l’anguilla, oltre a diverse specie di rettili e rane.

La presenza dell’ambiente umido favorisce anche l’insediamento stanziale o stagionale di tante varietà di uccelli. La vegetazione che lo contorna è abitata da lepri, conigli, volpi, istrici, martore e donnole.

Per tutti questi motivi il fiume Alcantara ricopre una grande importanza biologica ed ecologica. Lungo il suo corso sono visibili i resti di molti edifici industriali, come frantoi e palmenti, che utilizzavano come fonte di energia le sue acque e che sono testimonianza delle complesse attività economiche di cui era il perno.Ne sono testimonianza anche i resti di ponti che si possono osservare in molti tratti; essi sono costruiti tra le rocce, per collegare la costa jonica e quella tirrenica, infatti il nome Alcantara proviene dall’arabo “Al qantarah” che significa ponte.

Numerosi sono i monumenti visitabili nei paesi che lo costeggiano, ma fra tutte è consigliato, proprio perché sorge non lontana dal suo corso la chiesa bizantina della ‘Cuba’ di Santa Domenica che sorse nel territorio di Castiglione di Sicilia.

Ma l’Alcantara è famoso soprattutto per le sue gole. Si tratta di due alte pareti verticali a struttura colonnare, prodotte dall’erosione del basalto vulcanico che ha portato alla luce il cuore delle colate laviche scaturite dal vulcano Mojo, il più eccentrico dei crateri secondari dell’Etna.In questo tratto del fiume l’acqua scorre su un fondo fatto di ghiaia che è possibile attraversare dopo essere scesi dall’alta riva utilizzando un ascensore o le scale.Questa spettacolare manifestazione naturale attira in tutte le stagioni un gran numero di visitatori.

Scopri le nostre escursioni in Quad nell’Alcantara.

trekking sull'Etna

Il percorso alto montano dell’Etna

Per osservare il cratere dell’Etna e i suoi diversi e bellissimi paesaggi esiste un percorso chiamato Pista Alto Montano: uno dei più panoramici trekking sull’Etna.

Questo percorso permette nell’apprezzare i versanti del vulcano nella loro grande varietà di volti.

Infatti nel versante sud in direzione di Catania il paesaggio è lieve e maggiormente abitato, invece è aspro e solitario nel versante occidentale e infine sul lato di Linguaglossa è coperto di boschi.

Durante la camminata la vista del vulcano cambia e si rinnova continuamente, tanto da sembrare una montagna sempre diversa.

Il percorso inizia dal versante sud entrando dal cancello del bosco di Filiciusa Milia, non distante dal piazzale del Rifugio Sapienza e della stazione della funivia.

Il primo tratto di strada è asfaltato e per primo si incontra, sulla destra,  il giardino botanico Nuova Gusssonea, stazione sperimentale dell’Università di Catania. Poco oltre, la statua di S. Gualberto, protettore dei forestali, segnala la presenza della casermetta di Monte Denza, che non è aperta al pubblico ma offre un area per i picnic.

Andando oltre si  comincia ad incontrare una serie di rifugi che permettono sia una sosta breve che il pernottamento. Sono dotati di cisterna d’acqua piovana, di camino e di legna.

Sono sempre aperti a disposizione di che percorre la pista.I rifugi che si incontrano sono, nell’ordine: la Galvarina, Poggio la Caccia, Monte Scavo, Monte Maletto, per raggiungere il quale bisogna fare una piccola deviazione, Monte Spagnolo, Monte Santa Maria.

Dopo aver attraversato quest’ultimo, chi vuole, effettuare un’altra deviazione per andare a visitare la Grotta dei Lamponi. L’ultimo tratto si percorre ormai all’interno della pineta di Linguaglossa, per trovare infine la caserma Pitarrona che segna la fine della pista.

L’intero tragitto è percorribile in due o tre giorni, utilizzando i rifugi per i pernottamenti.

Scopri i nostri Tour sull’Etna.

grotta dei lamponi etna

La grotta dei lamponi sull’Etna

La Grotta dei Lamponi è una galleria di scorrimento lavico, scoperta nel 1965 da un gruppo di escursionisti della Sezione CAI.

Essa prende il nome dalla presenza di cespugli di lamponi in uno dei due ingressi.

E’ una delle gallerie più lunghe fra quelle conosciute, infatti la sua lunghezza supera i 700 m. L’apertura della grotta è stata creata dal crollo del tetto che si apre lungo un ripido pendio; questa entrata divide la galleria in due parti, il tratto a valle e quello a monte.

Il tratto a monte, lungo 300 m, si percorre con poca difficoltà ed è il meglio conservato, infatti si procede su un pavimento pianeggiante di scorie laviche, ostruite in alcune parti da blocchi di crollo. In questo tratto, a circa 150 m del primo varco, è presente un secondo ingresso, creato da un secondo crollo.

Oltrepassato questo secondo ingresso, dopo circa 150 m, si possono osservare due aperture che indicano l’uscita del tratto.

La galleria termina con una parete rocciosa, probabilmente la zona in cui la lava sgorgava e alimentava il condotto.

Il tratto a valle, lungo circa 250 m, inizia con una leggera pendenza a pochi metri dalla superficie per poi entrare dentro la cavità vulcanica. Esso è caratterizzato da coni di crollo che rendono difficile la percorrenza mentre si osservano lungo le pareti delle larghe mensole.

Essa si raggiunge lasciando la Mareneve all’altezza del rifugio Brunek e imboccando un ampio sentiero che porta alla caserma Pitarrona, dove si devono lasciare le macchine, passando la sbarra si inizia a percorrere la pista Alto montana per circa 6,5 km.

Scopri le nostre Escursioni sull’Etna.

week end sicilia

I migliori consigli per un week-end in Sicilia in ogni stagione

C’è una Sicilia per ogni stagione. C’è la Sicilia del mare d’estate e quella della campagna in autunno, la Sicilia delle montagne in inverno e delle riserve naturali in primavera. Col San Valentino alle porte – quest’anno viene pure di domenica – abbiamo selezionato le soluzioni migliori per un week end siciliano last minute. Che possa andare incontro a tutti i desideri e, soprattutto, che sia valido per tutte le stagioni. Per sfruttare al meglio le ferie e i tantissimi ponti offerti dal 2016.

Week end romantico Sicilia

Di questi tempi la prima risposta bisogna darla a chi è alla ricerca del posto perfetto in cui trascinare una dolce metà. Niente di più semplice: Villa Neri, a Linguaglossa, è un hotel a cinque stelle. Un resort all’interno del quale concedersi un percorso di coppia alla spa e una cena per due illuminata dalle candele e annaffiata dal vino dell’Etna. Se serve una seconda opzione, c’è il resort Monaci delle terre nere. Una villa dell’800 incastonata tra i vitigni resi più ricchi dalla cenere dell’Etna. Ultima opzione, proprio per non sbagliare, è approfittare dell’offerta «Fine settimana in pensione completa» dell’hotel Federico II di Montalbano Elicona (in provincia di Messina): il borgo più bello d’Italia del 2015.

week end sicilia

Week end Sicilia low cost

Della proposta precedente si possono dire molte cose, ma non certo che sia accessibile a tutti. Così abbiamo pensato che fosse il caso di proporre una valida alternativa a un prezzo più contenuto. La parola d’ordine è andare sul rustico, ma con stile. «Fine settimana in agriturismo» fa rima con Agrigento. A due passi dal Castello di Mussomeli e a pochi chilometri dalla Valle dei templi ci sono agriturismi che offrono un pacchetto non convenzionale: la cura dell’orto insieme al pernottamento. Se ci sono le olive da raccogliere o i fiori da potare lo si fa tutti insieme. Un’esperienza didattica e divertente, per tutte le tasche.

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Week end Sicilia ferragosto / Week end Sicilia villaggi turistici

Questa è la più difficile. Perché non serve soltanto trovare qualcosa da fare (che è il nostro pane quotidiano), è necessario – invece – mettere insieme le esigenze di chi ha richieste ben articolate. Offerte week end Sicilia (mare al cento per cento, ovviamente) ce ne sono tantissime. Un evergreen sempre di successo è la vacanza in barca a vela: si parte da Siracusa e si pernotta per tre notti a bordo, per dimostrarsi abili navigatori. Chi, invece, ha voglia di qualcosa di più movimentato può andare dalle parti di Trapani, tenersi a disposizione due o tre giorni e fare un corso intensivo di kitesurf all’interno della riserva dello Stagnone.

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la valle del Bove sull'Etna

La valle del Bove sull’Etna

La Valle del Bove è uno dei simboli dell’attività di continua modificazione del territorio dell’Etna. Vista dall’alto sembra la fetta mancante di un’enorme torta.

Oggi, infatti, si presenta come un grande avvallamento a forma di ferro di cavallo, con un fondo quasi piatto ricoperto da innumerevoli colate laviche storiche e preistoriche, che occupa la parte orientale della montagna.

La valle è aperta dal lato del mare verso Giarre e Riposto mentre è chiusa da tre pareti: quella a nord è denominata ‘Serra delle Concazze’ ed è alta circa 200 metri, ed è affiancata da diverse vette secondarie parallele alla parete stessa.

La parete a sud è alta 400 metri ed è chiamata ‘Serra del Salifizio’; essa è affiancata dalla ‘Schiena dell’Asino’ e finisce in alto con il cono chiamato ‘Montagnola’,  nato con l’eruzione del 1763, mentre in basso è chiusa dal Monte Zoccolaro, alto 1715 m s.l.m.

Ad ovest, verso i crateri sommitali, la valle è chiusa dal bordo del ‘Piano del Lago’ e dal cosiddetto ‘Belvedere’.

Tutte e tre le pareti sono caratterizzate dalla presenza di numerosi dicchi, una sorta di muraglioni che sono i residui degli antichi canali interni di alimentazione delle colate, oggi portati all’esterno dall’erosione.

La valle è molto importante perché attraverso lo studio degli strati delle pareti che la rinchiudono è possibile ricostruire la storia stessa del vulcano. Fino ad ora al suo interno sono presenti diverse bocche attive in passato: Trifoglietto I e II, Vavalaci, Cuvigghiuni, Serra Giannicola Grande.

Le cause della formazione della Valle del Bove non sono chiare e fra i vulcanologici si discute se sia stata prodotta dallo sprofondamento del centro eruttivo del Trifoglietto II o a causa dei processi di ‘scivolamento gravitativo’, cioè della caduta verso il basso del materiale vulcanico caratterizzato dalla sua instabilità.

La valle è stata utilizzata fin dagli anni trenta dagli sciatori e al suo interno era stato costruito, approfittando di una piccola sorgente d’acqua, anche un rifugio, dedicato alla memoria di Gino Menza, un pioniere dello sci catanese. Fino a pochi anni fa era utilizzata anche come zona di coltivazione e di pascolo ma poi, con l’eruzione verificatasi tra il 1991 e il 1993, è stata ulteriormente coperta di lava e quindi resa del tutto inutilizzabile. Oggi, comunque, svolge un ruolo molto importante perché in essa si riversano le frequenti  che è la bocca maggiormente attiva.

Scopri i nostri tour dell’Etna sulla valle del Bove.

La cassata siciliana

Cassata siciliana: origini e curiosità

Origini

La Cassata siciliana è un caposaldo della pasticceria siciliana: appartiene infatti alla più antica tradizione e porta in dote una memoria millenaria.

Il nome potrebbe derivare da qas’at (bacinella in arabo), in riferimento forse alla forma svasata conferitagli dal disco di pan di spagna, o dal latino caseum in omaggio al suo ingrediente principale: la ricotta di pecora.

Le varianti

La Cassata presenta molte varianti: alcuni preferiscono decorare la cassata con il rivestimento policromo, altri la sola glassa verde di paste di mandorla, altri ancora una decorazione principesca di frutta candita e glassa di zucchero. Nella maggior parte dei casi però, la crema di ricotta zuccherata viene mescolata con gocce di cioccolato fondente.

Influenze

A causa delle diverse dominazioni straniere, la cassata ha subitò nei secoli diversi cambiamenti e arricchimenti.

Inizialmente il dolce era un impasto di pasta frolla farcito di ricotta di pecora e cotto in un rudimentale forno.

I primi a introdurre in Sicilia gli ingredienti che avrebbero reso celebre la cassata furono gli Arabi, che importarono la mandorla, il cedro, la canna da zucchero e gli agrumi, a cavallo tra il IX e l’XI secolo, il periodo del loro massimo splendore.

Fu poi con l’avvento della dominazione normanna, nel XII secolo, che nel convento palermitano della Martorana le suore di clausura crearono la pasta reale, un impasto di zucchero e farina di mandorle, e questo segnò il prezioso passaggio dal dolce cotto al forno a quello assemblato a freddo.

Fu l’arrivo degli Spagnoli, e in seguito l’incorporazione del Regno di Sicilia nella corona di Castiglia nel Cinquecento, a portare con sé altre novità.

Essi infatti introdussero il delicato pan di Spagna e poi il cioccolato, giunto dalle lontane Americhe pochi anni prima. Con questi due ingredienti aggiunti alla ricotta, l’impasto culminò nella sua forma odierna.

Infine con il trionfo del barocco, nel Settecento, i preziosi stucchi e i dettagli ridondanti dell’architettura influenzarono la ricca decorazione del dolce siciliano per eccellenza, abbellendolo e ornandolo in un tripudio di frutti canditi, colori e guarnizioni di glassa.

1873: la versione definitiva della cassata

E’ il 1873 che ne sancisce forse la forma esteriore definitiva, quando in occasione di una fiera a Vienna un rinomato pasticcere palermitano, Salvatore Gulì, realizzò una Cassata variegata di pregevolissimo effetto, con la zucca candita per regalare il tocco finale, modellata in piccoli fiori a decorarne la superficie.

Ti piacerebbe imparare a fare la cassata siciliana? Prendi parte ad una lezione di cassata siciliana a Siracusa!

Trekking Etna

Grande traversata dell’Etna

Cinque giorni per scoprire l’incredibile varietà degli ambienti racchiusi all’interno del Parco dell’Etna e che metterebbe la nostra montagna al livello dei grandi classici del trekking che consentono di percorre in sicurezza e autonomia Alpi e Appennini.

La proposta è stata formulata, dopo essere stata sperimentata, da Giuseppe Riggio, che l’ha pubblicata nel volume Etna il vulcano (pp. 22-35), edito da Affinità Elettive nel 2000. Nel testo se ne può leggere la descrizione completa e dettagliata, in modo che l’escursionista sia messo in grado di utilizzarla, con il minimo di attrezzatura che si richiede per imprese del genere (bussola e cartine topografiche in particolare) e tenendo conto che, soprattutto per la seconda e terza tappa, non c’è disponibilità di acqua sicuramente potabile.

Qui ne diamo una sommaria rappresentazione capace, speriamo, di suscitare l’interesse e le suggestioni che un tale percorso merita.

I tappa: Fornazzo – Piano Provenzana

Questa prima tappa attraversa il versante nord del vulcano, partendo dalla piazzetta di Fornazzo e risalendo, fra sterrate a fondo naturale e carrarecce asfaltate che attraversano gli ultimi lembi di terra coltivata e avendo come punto di riferimento la Mareneve, fino al casale di Pietracannone che deve il nome ad un caratteristico mini tunnel, probabilmente un condotto creato da un tronco d’albero prima inglobato dalla lava e successivamente disgregato.

Da qui, una mulattiera porta fino alle Case Paternò, dopo aver ammirato, in prossimità di una macchia di pioppi, ciò che resta di un’antica ‘niviera’ – un grande fossato creato dall’uomo per raccogliere e conservare per l’estate la neve. Si risale quindi fino ad una pista della Forestale che attraversa un bosco misto (faggi, betulle, pini, pioppi) e sbuca su una strada asfaltata che, in pochi minuti, conduce al Rifugio Citelli, dove è possibile pernottare. In alternativa, e se le gambe lo consentono, dal punto in cui si sbuca sulla carrozzabile, invece di risalire verso il Citelli, si scende fino a imboccare il sentiero natura di Monte Sartorius, che attraversa l’eccezionale bosco di betulla aetnensis, uno dei gioielli botanici dell’Etna, e, dopo aver incontrato il rifugio di Monte Baracca, conduce alle strutture ricettive di Piano Provenzana.

II tappa: Piano Provenzana – Rifugio di Monte Scavo

Con questa tappa si continua l’esplorazione del versante nord, piegando progressivamente fino al versante ovest.

Dal piazzale di Piano Provenzana si imbocca il sentiero che, attraversando le recenti lave del 2002 che hanno ricoperto questa zona, risale fino alle pendici di Monte Nero, sul cui fianco è possibile osservare gli hornitos e una caratteristica ‘bottoniera’, una serie di bocche esplosive allineate lungo una stessa fenditura apertasi durante l’eruzione del 1923.

Poco più avanti il sentiero svolta a destra, scendendo verso il rifugio di Timpa Rossa, da cui si diparte una traccia che, due chilometri più avanti si immette sulla Pista altomontana. In prossimità di questo incrocio non è difficile individuare il sentiero che conduce all’ingresso della Grotta dei Lamponi.

Restando sulla Pista si incrocia il rifugio di Monte s. Maria e, percorsi circa due km, si consiglia di svoltare a sinistra, su un troncone dismesso della Pista che attraversa le lave del 1981 e che porta direttamente alla faggeta di Monte Spagnolo, la cui casermetta è ormai inutilizzabile se non per un piccolo locale ristrutturato dalla Forestale che gli sorge accanto.

Saltando quindi il rifugio Saletti, si percorre un tratto alla cui destra si aprono splendidi panorami che guardano verso l’alta valle del Saracena, del Flascio e dell’Alcantara; proseguendo sulla Pista, si perviene, con una breve deviazione, al rifugio di Monte La Nave e quindi a quello di Monte Scavo, dove si può pernottare.

III tappa: Rifugio di Monte Scavo – Rifugio Sapienza

Il terzo tratto continua a svilupparsi lungo il tracciato della Pista altomontana che da ovest si sposta verso sud, per arrivare al piazzale dove si trova il Rifugio Sapienza e la Stazione della funivia.

Mentre verso monte si staglia massiccio il versante ovest del vulcano, attraversato da grandi canaloni, verso valle si può giocare a individuare i paesi che sorgono sul costone che sovrasta il corso del Simeto, fino a sboccare nella Piana di Catania.

Questa tappa è abbastanza agevole: dopo la partenza si incontra, a destra, la grotta di Monte Nunziata e si prosegue fra distese di lava e frammenti di bosco; si incrocia quindi il rifugio di Monte Palestra (detto anche di Poggio la Caccia) e poi quello della Galvarina; si prosegue, all’ombra della Pineta, verso Monte Denza, dove il percorso proprio in prossimità dell’omonimo rifugio (non fruibile) si snoda su asfalto; un’ulteriore deviazione per raggiungere il rifugio è segnalata dall’altarino dedicato a s. Gualberto. Procedendo oltre si passa davanti l’ingresso del Giardino botanico di Nuova Gussonea, (dell’Università di Catania) alle cui spalle è stato ricostruito il tipico ambiente in cui vivevano i pastori etnei.

Andando ancora più avanti si arriva al cancello di ingresso del demanio di Filiciusa Milia, da dove si diparte una strada asfaltata che, passando da Piano Vetore, dopo circa un’ora porta al piazzale del Rifugio Sapienza.

IV tappa: Etna sud

E’ il momento di salire in cima al vulcano.

Alle spalle della Stazione della funivia si snoda una pista utilizzata dai pulmini che portano i turisti; per questo motivo essa supera la pendenza con dei tornanti molto ampi che naturalmente ne allungano il corso. Alcuni possono essere tagliati ma non sempre conviene, perché si accresce la pendenza. In alternativa, si può effettuare più comodamente in funivia questa prima parte, peraltro non particolarmente interessante dal punto di vista dell’osservazione.

Si arriva così sul fianco ovest della Montagnola, per riprendere la pista in direzione di quella che era la Torre del Filosofo, avendo prima a destra e poi a sinistra i crateri che si sono formati tra il 2001 e il 2003.

Si torna quindi a piegare verso sinistra, in direzione del Cratere di Sud-est e della Torre del Filosofo dal cui pianoro, fino a poco tempo fa, si poteva ammirare all’alba l’ineguagliabile spettacolo del sorgere del sole dal mare, ma oggi ci si può avvicinare fino a un certo punto perché la fase eruttiva attualmente in corso ha rivolto una delle sue colate proprio in questa direzione.

La visita ai crateri sommitali, un tempo meta d’obbligo per ogni escursionista, è resa oggi particolarmente problematica soprattutto a causa degli umori del vulcano. Permane inoltre il divieto della prefettura del superamento di quota 2900, istituito dopo la rovinosa esplosione del 1979.

Al ritorno sulla stessa strada, se il tempo lo consente, conviene comunque spostarsi verso il bordo sinistro del Piano del Lago, per ammirare dal Belvedere lo strapiombo e la Valle del Bove in tutta la sua estensione e lo sprofondamento della Cisternazza. Prima delle recenti eruzioni sopra citate era possibile ammirare, all’inizio della primavera, il laghetto che si formava alla base nord della Montagnola.

Non esistendo in quota alcuna possibilità di ricovero (a meno che non si abbia una tenda e il tempo consenta di utilizzarla per la notte), è d’obbligo ritornare verso le strutture turistiche di Etna sud, dove si pernotterà, si può scegliere fra la pista dei pulmini o la funivia, ricordandosi che resta in funzione fino al tramonto.

V tappa: Etna sud – Zafferana

Dato che l’ultima tappa prevede la discesa dentro la Valle del Bove, due le possibilità per la parte iniziale dell’ultima tappa.

Si può risalire in funivia fino alla Montagnola, aggirarla da est e scendere in valle saltellando sulla sabbia dell’omonimo Canalone, ammirando le stratificazioni multicolori dei costoni e i misteriosi muraglioni lavici dei ‘dicchi’.

Arrivati in fondo, occorre costeggiare, scendendo verso est, le lave della colata del 1991-93, fino allo sbocco del canalone della Serra del Salifizio.

In alternativa si può imboccare dal piazzale di Etna sud la provinciale che scende verso Zafferana e, dopo circa 1 Km e mezzo, salire a sinistra, dal sentiero che conduce verso la Schiena dell’Asino, altro punto di osservazione molto panoramico, sia verso monte che verso valle. Da qui, in prossimità della ‘lapide Malerba’, si diparte una traccia che, scendendo lungo il canalone di Serra Perciata, porta in fondo alla valle; piegando a destra, anche in questo caso si arriva allo sbocco del canalone della Serra del Salifizio.

Da qui si risale verso la cresta meridionale della valle attraverso il canalone dei faggi e, continuando a camminare lungo i saliscendi del crinale, si giunge in cima al Monte Zoccolaro, da cui si scende in direzione di uno spiazzale il cui belvedere è protetto da una ringhiera.

Da sotto il muro di contenimento si diparte un sentiero che, nel punto in cui incontra un grande caseggiato col tetto rosso, percorsi poche decine di metri sull’asfalto, imbocca a scendere la cosiddetta ‘scalazza’, un’antica mulattiera a tratti basolata usata anticamente dai carbonai e dai contadini per andare da Zafferana ai terreni coltivati.

Poche centinaia di metri dopo la sua conclusione si imbocca, nei pressi della zona in cui si arrestò la colata del 1991-93, in località Piano dell’acqua, la strada che, in tre chilometri, giunge alla periferia di Zafferana, tappa finale di questa faticoso ma irripetibile giro dell’Etna.

Naturalmente l’Ente Parco dell’Etna, a riprova della sua comprovata incapacità di giustificare il motivo stesso per cui esiste, si è guardato bene dal recepire questa proposta, quanto meno attrezzando il percorso proposto con un minimo di tracciatura e segnaletica, per non parlare della soluzione dei problemi di pernottamento e di rifornimento d’acqua, per cui tutto è lasciato alla buono volontà e allo spirito organizzativo dei temerari che si voglia avventurare.

Scopri i notri tour sull’Etna.

cantine siciliane

Il sapore del vino Made in Sicily

La Sicilia offre un terzo della produzione dei migliori vini italiani; in particolare, il territorio occidentale della Sicilia è la zona d’Italia con più alta densità di vigneti. Scopri con noi quali sono le migliori degustazioni di vino in Sicilia!

Le migliori degustazioni di vino in Sicilia

Moltissime cantine siciliane aprono le porte ai visitatori, non solo esperti, ma anche appassionati e curiosi. Avrete la possibilità di conoscere le tecniche di lavorazione, assaggiare la bontà della produzione, conoscerne le caratteristiche organolettiche e le possibilità di accoppiamento con i cibi.

Il suolo vulcanico ricco di argilla, l’altitudine e il particolare clima caratterizzato da forti escursioni termiche, danno vita ad un terroir molto apprezzato. Il vino realizzato è esclusivo, dalle caratteristiche minerali notevoli.
La maggior parte delle aziende coltivano varietà di uva autoctone ed internazionali e si occupano di tutte le fasi della produzione dei propri vini, dalla raccolta all’imbottigliamento, coniugando tradizione e innovazione.

Le migliori degustazioni di vino in Sicilia

Molte delle cantine che producono vino in Sicilia si trovano all’interno di strutture di particolare interesse storico e architettonico immerse nel verde della campagna siciliana.

Cimentatevi alla scoperta di aziende vitivinicola collocate all’interno del Parco Naturale dell’Etna ed in posizioni privilegiate. Le altissime qualità organolettiche portano alla produzione di vini provenienti da 4 principali vitigni: Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio, Carricante e Catarratto.

Sorseggiare un ottimo vino locale e ammirare le bellezze di un luogo dove la produzione e la tradizione camminano ancora l’una accanto all’altra è possibile, provare per credere!

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In barca in un mare da sogno

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